Mi chiamo Sebastiano. Lavoro in un magazzino della zona industriale tra Lonigo e Vicenza dal 2004.
Ogni mattina metto la tuta, spingo un transpallet, smisto pallet, scansiono codici. Quattro ore. Poi torno a casa.
Nel pomeriggio e la sera — studio l'intelligenza artificiale.
Questo post non è un tutorial. È quello che ho capito davvero su me stesso, sul lavoro e sull'IA — da dentro un capannone.
Come è iniziato
Era il 2023. Sentivo parlare di ChatGPT ovunque — in televisione, sul telefono, nei gruppi WhatsApp. Tutti dicevano che avrebbe cambiato tutto. Che avrebbe tolto il lavoro a milioni di persone.
Pensavo: "Non riguarda me. Io sposto pallet."
Poi una sera, per curiosità, ho aperto il browser e ho iniziato a scrivere. Ho fatto una domanda semplice. E quello strumento mi ha risposto in modo che non mi aspettavo — chiaro, diretto, utile.
Da quella sera non ho più smesso.
Non perché sia diventato un appassionato di tecnologia. Ho smesso di smettere perché ho capito che stavo guardando qualcosa di raro: uno strumento che livella il campo da gioco.
Per la prima volta nella mia vita avevo accesso agli stessi strumenti di un consulente, di un manager, di un professionista con laurea e ufficio. Gratis. Dal telefono. Dopo il turno.
Le quattro cose che ho capito davvero
Non sto parlando di teorie. Sto parlando di cose che ho capito mentre caricavo un camion o aspettavo che finisse un turno.
1. Il titolo di studio non conta più quanto prima
Ho la licenza media. Non ho mai fatto l'università. Per vent'anni questo ha definito un soffitto — implicito ma reale. L'IA non mi chiede il curriculum. Mi chiede cosa voglio fare. È la prima volta che mi trovo su un campo da gioco più equilibrato.
2. Il lavoro manuale insegna cose che la teoria non insegna
Vent'anni in magazzino mi hanno insegnato i processi reali, i colli di bottiglia, gli errori che si ripetono, le soluzioni che funzionano sul campo. Quando studio l'IA, vedo applicazioni concrete che chi viene da un ufficio non vede. La mia esperienza è un asset — non un limite.
3. Costanza batte intensità, sempre
Non ho weekend lunghi dedicati allo studio. Ho il pomeriggio e la sera, quasi ogni giorno. Un'ora regolare per trecento giorni vale più di un corso intensivo di una settimana seguito da tre mesi di niente. Il magazzino me lo ha insegnato: è il lavoro costante che muove i pallet — non gli sprint.
4. La storia autentica è il miglior contenuto
Quando scrivo di IA partendo dal capannone, le persone si riconoscono. Non nel lusso, non nella carriera da copertina — nella fatica ordinaria, nella voglia di fare qualcosa di diverso, nella scelta di non aspettare che qualcuno ti dia il permesso. Quella storia sono io. Ed è il mio vantaggio differenziante.
Perché lo racconto
Non scrivo questo blog per dimostrare qualcosa. Non ho niente da dimostrare.
Lo scrivo perché so che ci sono migliaia di persone come me — operai, artigiani, lavoratori manuali, gente senza laurea ma con vent'anni di esperienza reale sul campo — che guardano l'IA da lontano pensando che non faccia per loro.
Fa per loro. Fa per noi. Forse più che per chiunque altro. Perché noi sappiamo cosa significa lavorare davvero. E uno strumento che amplifica il lavoro reale, nelle mani di chi il lavoro reale lo conosce, diventa qualcosa di potente.
Non lavorare per l'eternità.
Costruisci un'eternità che lavori per te.
Da dove puoi iniziare anche tu
Non ti chiedo di diventare un esperto di IA. Ti chiedo di aprire un browser e fare una domanda. Una. Quella che hai in testa adesso.
Se non sai da dove cominciare, ho scritto una guida pensata esattamente per chi parte da zero — senza esperienza tecnica, senza gergo, con esempi pratici che chiunque può seguire. Si chiama Gemini per Principianti. È la guida che avrei voluto avere quando ho iniziato io.
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Sebastiano Guglielmi lavora part-time in magazzino. Il pomeriggio studia e applica l'intelligenza artificiale. Sul blog condivide quello che funziona e quello che non funziona, senza fuffa.