IA dal lavoro vero

La mattina lavoro.
Il pomeriggio costruisco
con l'IA.

Guide pratiche, strumenti testati e dritti al punto — per chi vuole usare l'intelligenza artificiale nel lavoro reale.

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giugno 08, 2026 ·

Risparmio il 20% al discount. Con un'app che mi sono fatto costruire dall'IA.

IA DAL LAVORO VERO · LA STORIA RISPARMIO IL 20% AL DISCOUNT Ho avuto un'idea. L'intelligenza artificiale l'ha trasformata in un'app. La spesa non è più la stessa. SEBASTIANO GUGLIELMI sebastianoguglielmi.it

Ogni settimana arriva il volantino del discount. Offerte nuove, prezzi barrati, percentuali di sconto. E ogni settimana la stessa domanda: ma queste sono offerte vere, o solo numeri scritti in grande?

Per anni ho fatto come tutti. Guardavo il volantino, mi fidavo dello sconto, riempivo il carrello. Poi a casa mi accorgevo di aver comprato roba che non mi serviva, e di aver pagato cose che la settimana prima costavano uguale.

Un giorno mi sono detto: deve esserci un modo migliore. E l'ho costruito.

Il problema: lo sconto che non è uno sconto

In magazzino ho imparato a guardare i numeri per quello che sono, non per come te li raccontano. Un prezzo barrato non ti dice niente, se non sai quanto costava davvero quella cosa prima.

Il volantino ti fa vedere solo il presente: "oggi costa X". Quello che non ti fa vedere è la storia: "la settimana scorsa costava uguale, e quella prima pure". Senza la storia, non puoi sapere se stai risparmiando o se ti stanno solo facendo credere di risparmiare.

Mi serviva una cosa sola: la memoria dei prezzi. Sapere, per ogni prodotto, quanto è costato nel tempo. Così, quando vedo un'offerta, capisco in tre secondi se è vera.

La decisione: non sono un programmatore, ma ho un'idea

Qui arriva il punto che voglio raccontarti, perché è il cuore di come lavoro con l'intelligenza artificiale.

Io non so programmare. Non ho mai scritto una riga di codice in vita mia. Ma avevo l'idea chiara di cosa volevo: un'app che tenesse in memoria i prezzi del volantino, settimana dopo settimana.

Così ho fatto quello che faccio sempre. Ho spiegato l'idea all'IA, con parole mie, come la spiegherei a un collega. E l'IA ha scritto il codice.

COME L'HO COSTRUITA

Ho buttato giù l'idea con un primo strumento di IA per scrivere il codice base. Poi sono passato a un altro per rifinire i dettagli. E settimana dopo settimana l'ho raffinata, provandola sul campo, correggendo quello che non funzionava. Oggi è definitiva. E me la godo.

Non l'ho fatta in un pomeriggio. L'ho costruita un pezzo alla volta, come si costruisce qualsiasi cosa che funziona davvero. L'IA ha fatto il lavoro tecnico. Io ho fatto le scelte, i test, le correzioni.

Come funziona, in pratica

La tengo sul computer di casa, in locale. Niente telefono, niente cloud: i miei dati restano miei, e per me funziona meglio così.

Il meccanismo è semplice:

1. Quando arriva il volantino nuovo, lo carico nell'app.

2. Faccio la spesa "virtuale" prima di uscire di casa: ho davanti tutti i prezzi in offerta della settimana, e scelo con calma cosa mi serve davvero, senza la fretta del negozio.

3. Quando carico il volantino nuovo, quello vecchio finisce in un archivio — un catalogo con i prezzi normali, non quelli in offerta.

4. Così, ogni volta, ho la memoria storica: vedo se il prezzo di oggi è davvero più basso del solito, o se è la stessa cifra di sempre con scritto "offerta".

Quando arrivo al discount, fisicamente, ho già la lista in mano. So cosa prendere e cosa lasciare. Non improvviso, non mi faccio tentare.

IL RISULTATO

Circa il 20% di risparmio sulla spesa. Non perché compro meno, ma perché compro al momento giusto le cose giuste. La differenza la fa la memoria dei prezzi — quella che il volantino non ti dà, e che l'app sì.

La lezione

Non ti sto dicendo di costruirti un'app per la spesa. Ti sto dicendo un'altra cosa.

L'intelligenza artificiale non serve solo per scrivere email o fare riassunti. Serve a trasformare un'idea che hai in testa in qualcosa che funziona, anche se non sai programmare. Anche se hai la licenza media e vent'anni di magazzino, come me.

Il punto non è saper scrivere il codice. Il punto è avere un problema chiaro e saperlo spiegare. Il codice lo scrive l'IA. Le scelte le fai tu.

Io ho cominciato da una cosa banale come il volantino del discount. Tu da dove cominceresti?

Pensa a un problema che hai. Poi prova a spiegarlo all'IA.

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Sebastiano Guglielmi — operaio e divulgatore IA

giugno 06, 2026 ·

Il problema non è l'IA. È come gliela chiedi.

STRUMENTO GRATUITO · IA DAL LAVORO VERO COSTRUTTORE DI PROMPT Dai all'IA il contesto giusto. Compili i campi, copi il prompt pronto da incollare. SEBASTIANO GUGLIELMI sebastianoguglielmi.it

Ti è mai capitato di aprire ChatGPT, scrivere quello che ti serve, e ricevere in cambio una risposta inutile? Una di quelle generiche, lunghe, che non c'entrano niente con il tuo problema?

A me sì, all'inizio. Tante volte. E ogni volta la conclusione era la stessa: "Questa roba non funziona. Non fa per uno come me."

Mi sbagliavo. Non era l'intelligenza artificiale a non funzionare. Ero io che la chiedevo male.

Il problema non è l'IA. È come gliela chiedi.

In magazzino ho imparato una cosa: se dai un'istruzione vaga a qualcuno, ottieni un lavoro fatto male. Non perché l'altro è incapace, ma perché non gli hai detto cosa ti serve davvero.

Con l'intelligenza artificiale è identico. Lei non legge nel pensiero. Se le scrivi due parole buttate lì, ti risponde con due parole buttate lì. Se invece le spieghi chi deve essere, qual è la situazione, cosa deve fare e cosa vuoi ottenere, cambia tutto.

Non è magia. È metodo. Lo stesso metodo che usi quando spieghi un lavoro a un collega nuovo: gli dici il contesto, l'obiettivo, i limiti. E lui lo fa bene.

LA RICETTA DI UN PROMPT CHE FUNZIONA

Ruolo (chi deve essere l'IA) + Contesto (la situazione) + Problema (cosa fare) + Obiettivo (cosa vuoi) + Vincoli (i limiti da rispettare).

Sembra complicato scritto così, ma non lo è. Il difficile è ricordarsi ogni volta tutti i pezzi, e metterli in ordine. Per questo ho deciso di costruire uno strumento che lo fa al posto tuo.

Uno strumento, non una teoria

Qui sotto trovi il Costruttore di prompt. Funziona così: compili i campi con le tue parole — il tuo problema, il tuo lavoro, il tuo obiettivo — e lui ti monta un prompt ordinato, pronto da copiare e incollare in ChatGPT, Gemini o Claude.

Non serve essere informatici. Non serve registrarsi. Non costa niente. Lo compili, copi il risultato, e lo incolli dove vuoi. Provalo adesso, con un problema vero che hai sul lavoro.

Strumento gratuito

Costruttore di prompt

01 Che ruolo deve avere l'IA — facoltativo
Dare un "mestiere" all'IA migliora subito la risposta.
02 Il contesto
Chi sei, cosa stai usando, qual è la situazione.
03 Il problema
Cosa devi fare, concretamente.
04 L'obiettivo
Il risultato che vuoi ottenere alla fine.
05 Vincoli — facoltativo
Limiti da rispettare: programmi, tempi, regole.
06 Come vuoi la risposta — facoltativo
Formato, lunghezza, livello di dettaglio.
Il tuo prompt
✓ Funziona su ChatGPT, Gemini e Claude — incollalo dove preferisci.
Se la risposta non ti soddisfa, aggiungi un dettaglio e riprova: l'IA migliora con le informazioni che dai.

Da dove nasce questo strumento

Non l'ho costruito a tavolino. L'ho costruito perché è il modo in cui lavoro davvero. Ogni volta che devo risolvere qualcosa con l'IA — un'email difficile, una formula di Excel, un testo da sistemare — parto sempre dalle stesse domande: chi deve essere, cosa serve, qual è il limite.

Ho solo messo quelle domande dentro uno strumento, così non te le devi ricordare tu. La fatica l'ho fatta una volta io, e adesso la usi tu in trenta secondi.

VUOI 20 PROMPT GIÀ PRONTI?

Se preferisci partire da esempi concreti, ho preparato un PDF gratuito con 20 prompt testati sul campo, divisi per area di lavoro. Iscriviti alla newsletter e te lo mando subito via email.

→ Iscriviti e ricevi i 20 prompt

L'intelligenza artificiale non è roba per altri. È uno strumento, come una chiave inglese o un transpallet. La differenza la fa solo una cosa: imparare a usarla bene. E si comincia chiedendo nel modo giusto.

Provalo. Poi dimmi com'è andata.

Sebastiano Guglielmi — operaio e divulgatore IA

giugno 04, 2026 ·

Due valori in una cella di Excel: come l'ho risolto chiedendo bene all'IA

Operaio di magazzino risolve un problema su Excel chiedendo all'IA

Ieri mattina in magazzino non dovevo scrivere un libro sull'intelligenza artificiale. Dovevo preparare dei cartelli: codice cliente e descrizione, da applicare ai colli. Spedizione il giorno dopo. Roba concreta, con una scadenza vera.

A un certo punto mi ritrovo davanti a un foglio Excel con un problema banale e fastidioso: dentro a una cella ci sono due valori, separati da uno spazio. A me ne serve solo uno. E non è una cella sola: sono un centinaio di righe, ognuna con valori diversi.

L'istruzione che avevo ricevuto era semplice: cancella a mano, riga per riga, il valore che non serve.

Cento righe. A mano. Mi sono detto: ci sarà un modo più rapido.

Prima di smanettare, ho chiesto

Qui c'è la parte che conta di più, e non è Excel.

Non sono partito a testa bassa. Sono andato dal mio responsabile e gli ho chiesto: «Hai fretta che chiuda subito così com'è, oppure mi dai dieci minuti per provare una strada più veloce?»

Mi ha dato fiducia. E quella fiducia è il punto di tutta questa storia. Perché quello che ho fatto dopo non era "giocare col computer": era cercare di fare meglio il mio lavoro, con il permesso di chi quel lavoro me lo affida.

La domanda giusta a Gemini

Ho aperto Chrome, sono andato sulla ricerca in modalità IA (Gemini) e invece di scrivere due parole a caso ho costruito la domanda per bene. Questa qui:

«Sono su un foglio Excel. Devo dividere due valori separati da uno spazio dentro a una cella. Questa operazione la devo ripetere per circa cento righe, con valori diversi tra loro. Agisci come un esperto di Excel 2010 e dammi la soluzione più rapida e comoda per il mio caso.»

Guarda bene cosa c'è dentro quella domanda, perché è tutto lì:

  • La versione: Excel 2010. Non "Excel" e basta. Le soluzioni cambiano da una versione all'altra.
  • Il ruolo: «agisci come un esperto». Gli dici da che parte deve stare.
  • Il vincolo e il caso concreto: cento righe, valori diversi, la strada più comoda. Niente giri di parole.

Risultato: non mi ha dato una risposta. Me ne ha date tre, diverse tra loro.

Ho scelto quella che sentivo mia

Tra le tre opzioni ho preso quella che mi sembrava più alla mia portata: Testo in colonne. In Excel 2010 si trova nella scheda Dati. Selezioni la colonna, scegli "Delimitato", spunti lo spazio come separatore, e con un paio di clic i due valori finiscono in due colonne separate. Tutte le cento righe in un colpo solo. Niente formule, niente cancellare a mano.

L'ho provata prima su una copia, per sicurezza. Ha funzionato. L'ho fatta vedere al responsabile. È stato contento: questa cosa, d'ora in poi, ci fa risparmiare tempo a ogni spedizione.

Lo dico onesto: per chi mastica Excel da vent'anni è roba da niente. Ma ieri mattina, in quel magazzino, qualcosa si è mosso. Sono passato dal "cancello a mano per mezz'ora" al "risolto in due minuti" — e l'ho portato io al mio capo.

Quello che ti porti a casa

Non è il trucco di Excel. Quello lo dimentichi domani. Quello che resta è il metodo per chiedere. La prossima volta che hai un'operazione che ti fa perdere tempo, prima di rassegnarti prova a chiedere bene. La ricetta è questa:

Versione del programma + «agisci come esperto» + il tuo vincolo + il tuo caso concreto.

E poi una cosa che ci tengo a dire, perché di IA si sente dire di tutto. Io non ho chiesto all'intelligenza artificiale di fare il mio lavoro al posto mio. Le ho chiesto come farlo meglio. Poi la soluzione l'ho scelta io, testata io, portata io al mio responsabile. L'IA non mi ha tolto il posto: mi ha fatto arrivare dal capo con una soluzione in mano, invece che con un problema. È un buon modo di lavorare con le mani anche nel 2026.

giugno 02, 2026 ·

Cosa ho imparato dal primo giorno di lancio.

MESSAGGIO DAL LETTORE · GIORNO DEL LANCIO

Messaggio WhatsApp di un lettore: pragmatico e commovente, Dalla Fabbrica al Futuro

Cosa ho imparato dal primo giorno di lancio

Ieri non ho timbrato. Ieri ho fatto il ponte, come tanti. Eppure era il giorno più importante del mio anno da autore: è uscito il mio nuovo libro, Dalla Fabbrica al Futuro.

Una giornata a casa, il telefono in mano e un libro nuovo da mandare nel mondo.

Pensavo fosse un vantaggio: una giornata intera libera per spingere. In parte lo è stato. Ma a fine serata la lezione più grossa non riguardava i numeri. Riguardava cosa conta davvero quando pubblichi qualcosa di tuo.

I numeri, senza girarci intorno

Parto dal dato che un guru ti nasconderebbe. Copie vendute: zero.

Lo scrivo perché è la verità e perché qui dentro i numeri veri sono la regola, non l'eccezione. Ecco il resto della giornata:

Il giorno uno, in numeri

  • Vendite: 0 copie
  • Blog: 10 visite sul post, 20 sull'intero sito
  • Facebook: 39 visualizzazioni, qualche reazione, 3 condivisioni
  • LinkedIn: 68 visualizzazioni, 3 interazioni, 2 follower nuovi
  • Instagram: 30 visualizzazioni alla storia
  • WhatsApp: 30 visualizzazioni allo stato

E qui aggiungo una cosa che per me conta. Quei numeri sono tutti guadagnati, non comprati. Non ho speso un euro in sponsorizzate. Zero. La mia filosofia è budget zero, o quasi: ogni tanto sfrutto una promo per un abbonamento a uno strumento di intelligenza artificiale — quello sì, è più forte di me, lo ammetto — ma in pubblicità a pagamento non metto niente. Tutto quello che vedi qui sopra è arrivato perché qualcuno ha deciso di guardare, non perché ho pagato per mettermi davanti ai suoi occhi.

Mettile in fila e sono qualche centinaio di paia d'occhi. Pochi. Se misurassi il lancio con questo metro, stasera sarei a testa bassa.

Il punto è che il metro è sbagliato. E me ne sono accorto guardando il telefono, non il foglio dei numeri.

Quello che i numeri non dicono

Su 22 persone che avevano il libro in PDF, mi hanno scritto in cinque. Una è un amico vero, di quelli che ci sono da prima dei libri.

Ha finito di leggere e mi ha mandato un messaggio che non mi aspettavo. Mi ha detto che a tratti lo ha commosso. Che comprerà la versione cartacea, che vuole leggere un altro dei miei libri, e che pure la sua compagna adesso vuole la sua copia.

Una vendita registrata? No. Un like in più sul grafico? Nemmeno. Eppure quel messaggio vale più di tutte le visualizzazioni messe insieme.

Questa è la prima cosa che mi porto a casa dal giorno uno: il segnale più forte non arriva mai da una piattaforma. Arriva da una persona. I numeri ti dicono quanti sono passati davanti alla vetrina. Una frase come quella ti dice che qualcuno è entrato, ha preso in mano la merce e se l'è portata a casa nel cuore. Sono due cose diverse, e contano in modo diverso.

Il libro è un biglietto da visita

C'è poi un altro lettore che mi ha colpito. Ha letto il libro e mi ha scritto incuriosito: gli piacerebbe capire come si usa davvero l'intelligenza artificiale, non in teoria ma nel lavoro di tutti i giorni.

Niente di concluso, sia chiaro. Una curiosità, per ora. Ma fermiamoci un secondo, perché è la lezione numero due.

Una copia del mio libro la pago io e la vendo a meno di tre euro, con una royalty che ti fa ridere. Quello che vale davvero non è la copia: è che qualcuno, dopo aver letto come ragiono su queste pagine, abbia voglia di imparare a farlo anche lui.

Tradotto: il libro non è il prodotto. Il libro è il biglietto da visita. È la pialla che usi per far vedere come lavori il legno, non il mobile che vendi. La cassa di Amazon è rimasta a zero, ma una persona si è incuriosita al punto da volerne sapere di più. Per me quello è un segnale che vale più di una copia venduta.

Una sorpresa nei dati

Ho aperto le analytics di LinkedIn e ho trovato due cose belle.

La prima: tre quarti di chi mi segue è della zona di Vicenza. Gente del territorio, a casa mia. Per uno che parla di lavoro vero in Veneto è il regalo più bello che potessi ricevere.

La seconda mi ha fatto pensare. Tanti di quelli che mi seguono lavorano con le persone: risorse umane, selezione, formazione. All'inizio credevo di scrivere solo per chi ha le mani sporche come me. E invece l'intelligenza artificiale tocca il lavoro di tutti, di chi sta nel capannone e di chi sta dietro a una scrivania.

È un promemoria che mi tengo stretto: non scrivo per una categoria, scrivo per chi lavora. Punto.

Cosa mi tengo per domani

Una cosa l'ho fatta bene, e me la tengo. Avevo preparato tutto in anticipo: post, orari, messaggi. Così, invece di correre dietro al lancio col fiatone, sono stato semplicemente reattivo. Rispondevo ai commenti con calma, una cosa alla volta. Al lavoro lo chiamiamo prepararsi l'ordine il giorno prima: la mattina trovi tutto pronto e non ti fai prendere dalla fretta. Funziona uguale.

E poi la lezione che riassume tutte le altre. Pensavo che il giorno del lancio fosse un traguardo. Non lo è. È il primo giorno di lavoro, non l'ultimo. Zero copie vendute, sì. Ma un amico commosso, un lettore incuriosito e una rete fatta di persone vere, del mio territorio.

Il lavoro costante porta i numeri. Lo so perché funziona in magazzino, e funzionerà anche qui.

Se vuoi vedere di cosa parlo, Dalla Fabbrica al Futuro è su Amazon. E se l'hai già letto, scrivimi cosa ne pensi: quei messaggi, l'ho capito ieri, valgono più di qualsiasi grafico.

giugno 01, 2026 ·

Dalla Fabbrica al Futuro è uscito: l'IA è anche roba tua

ORA DISPONIBILE · USCITO OGGI, 1° GIUGNO 2026

È uscito. E parla proprio a te.

"Dalla Fabbrica al Futuro" da oggi non è più un'attesa: è un libro che puoi tenere in mano.

Copertina del libro Dalla Fabbrica al Futuro di Sebastiano Guglielmi

Oggi è il giorno. Il libro esiste davvero. Non "in arrivo", non "tra poco": c'è. Qualcuno, in questo momento, lo sta già leggendo sul telefono in pausa pranzo o sul divano dopo il turno. E ogni volta che ci penso mi fermo un secondo, perché un libro mio, in vendita, partito dal banco di una falegnameria, è una cosa che fino a poco tempo fa non avrei creduto possibile.

Ma oggi non voglio parlarti di me. Te l'ho già raccontato. Oggi voglio parlare di una frase. Una frase che forse hai pensato anche tu.

"L'intelligenza artificiale? Bella roba.
Ma non fa per uno come me."

La senti ovunque, e ti senti indietro

L'IA è dappertutto. Al telegiornale, nei discorsi dei colleghi più giovani, nelle pubblicità, sui social. Tutti ne parlano come se fosse ovvia. E tu, in silenzio, pensi una cosa sola: "io sto restando indietro". Non lo dici ad alta voce. Ma quella sensazione c'è, e cresce.

Poi arriva la scusa che ti fa stare tranquillo: non fa per uno come me. Troppo difficile. Roba da informatici, da ragazzini, da gente che ha studiato. Non da uno che lavora, che ha una certa età, che ha imparato un mestiere con le mani e non con i libri.

Lo so perché quella scusa l'ho avuta anch'io. Per anni l'IA per me era un rumore di fondo, qualcosa che riguardava altri. Fino alla sera in cui ho smesso di pensare che non facesse per me e ho semplicemente provato.

La verità che il libro mette nero su bianco

Io timbro il cartellino alle sei. Scarico pallet. Controllo bolle di trasporto. Ho iniziato a sedici anni in falegnameria e ho studiato poco. Se l'IA fosse davvero "roba per altri", io sarei l'ultimo della fila.

E invece no. Ho scoperto che gestire l'IA usa le stesse regole di un magazzino: ordine, istruzioni chiare, controllo del processo. Cose che tu, che lavori sul serio, già conosci meglio di tanti laureati. Il tuo punto di partenza non è il tuo limite. È il tuo vantaggio.

"Non fa per uno come me" è la frase che ti tiene fermo. Questo libro esiste per smontarla, riga dopo riga, con storie vere e strumenti che usi davvero — non teoria.

Da oggi su Amazon, in ebook e cartaceo. Lo apri stasera, dopo il turno.

Leggilo su Amazon →

Edizione Premium 2026 · ebook Kindle + cartaceo

Io pensavo non facesse per me. Mi sbagliavo.
Tocca a te scoprire se ti sbagli anche tu.
Sebastiano Guglielmi

maggio 28, 2026 ·

Ero un robot senza nome in fabbrica. Oggi insegno l'IA: la mia storia in una canzone

A sedici anni ero un robot senza nome. Piegavo assi di legno nel capannone di una carpenteria, respiravo polvere, e mi sentivo un ingranaggio in mezzo ad altri ingranaggi. Oggi scrivo libri su come usare l'intelligenza artificiale. Tra quei due punti c'è tutta la distanza che questa canzone prova a raccontare.

Si chiama Il Risveglio del Lupo, ed è la cosa più personale che abbia mai pubblicato. Non è un esercizio di stile: è la cronaca della mia sopravvivenza. Il buio della fabbrica, il burnout, la sensazione di non avere più un volto. E poi il momento in cui ho deciso di spezzare le catene — per me, e per una promessa fatta a mia madre, Aida, il cui nome porto addosso come scudo e bandiera.

Perché la racconto proprio adesso

C'è un'ironia in tutto questo che ho capito solo col tempo. In fabbrica mi avevano ridotto a macchina, a numero. Oggi sono io a comandare le macchine: insegno a usare l'intelligenza artificiale, e l'ho usata anche qui — il brano è composto con Suno, le immagini generate con Neural Frames. Gli stessi strumenti che racconto nei miei libri, stavolta puntati su qualcosa di mio.

Non è un dettaglio tecnico messo lì per stupire. È esattamente il punto: la tecnologia che un tempo poteva farti sentire sostituibile, oggi può diventare lo strumento con cui riprendi in mano la tua storia e le dai una forma. Dipende da chi la tiene in mano, e con quale intenzione.

Dalla fabbrica al futuro

Questa canzone è il perché. Il come — il percorso vero, passo dopo passo, da quel capannone fino a qui — l'ho messo nero su bianco nel mio nuovo libro, «Dalla Fabbrica al Futuro», in uscita il 1° giugno. Se il video ti ha lasciato qualcosa, il libro è il seguito naturale: meno emozione e più strada da percorrere, raccontata da chi quella strada l'ha fatta davvero.

E adesso lascia che giri la domanda a te, perché la storia non è solo mia: c'è stato un momento, nella tua vita, in cui hai sentito di dover spezzare le catene? Raccontamelo nei commenti. Li leggo tutti.

🐺🔥 La rabbia non è più dolore. È diventata un incendio d'amore.

maggio 27, 2026 ·

IA al lavoro: lo strumento giusto lo deve dare l'azienda

Il mio metodo

Il PC è quello giusto, gli strumenti no.
E intanto il tempo se ne va.

Oggi al lavoro mi è successa una cosa piccola, di quelle che capitano a migliaia di persone ogni giorno e di cui nessuno parla. Volevo fare un buon lavoro. Mi sono ritrovato con le mani legate. E ho capito che il problema non era mio.

Stamattina ero seduto al PC dell'azienda. Mi era stato chiesto di preparare una presentazione — una cosa fatta bene, di quelle con i fiocchi, da mostrare a gente che conta. Avevo le idee, avevo la voglia. Mi sono rimboccato le maniche.

E lì mi sono fermato. Il PC del lavoro non era attrezzato con gli strumenti che mi servivano. Niente assistente IA, niente di quello che mi avrebbe fatto risparmiare ore. Ho pensato: vabbè, uso il mio account personale, quello con cui studio a casa. Ma no — vietato. Giustamente vietato, tra l'altro: sul PC aziendale non puoi metterci roba tua, ci sono dati e regole da rispettare.

"Mi è stato chiesto di fare un buon lavoro, ma non mi è stato dato lo strumento per farlo. E usare il mio era vietato. Sono rimasto in mezzo al guado."

Risultato: tempo perso, energie sprecate, e una presentazione fatta come si poteva invece che come si doveva. Non per colpa mia. Non per colpa del divieto, che ha le sue buone ragioni. Per colpa di un vuoto nel mezzo: l'azienda mi chiede il risultato, ma non mi mette in mano ciò che serve per ottenerlo.

Il divieto non è il problema

Voglio essere chiaro su una cosa, perché è facile fraintendere. Il divieto di usare account e strumenti personali sul PC aziendale è giusto. Non è un capriccio, non è l'azienda che fa la difficile. Dietro c'è la sicurezza dei dati: informazioni di clienti, documenti riservati, password. Roba che non deve finire su account personali, su servizi non controllati, su strumenti di cui l'azienda non sa nulla.

Quindi no, non sto dicendo "fregatevene delle regole e usate il vostro ChatGPT di nascosto". Sarebbe un cattivo consiglio, e per certi lavori può anche cacciarti nei guai seri.

Il problema non è il divieto. È il vuoto che lascia. Da una parte ti dico "non usare i tuoi strumenti". Dall'altra non ti do quelli giusti. In mezzo c'è il lavoratore, che vorrebbe fare bene e non può.

Lo spreco che nessuno mette a bilancio

Le aziende sono brave a misurare i costi visibili: le ore, i materiali, le licenze. Ma c'è uno spreco che non finisce in nessun foglio Excel, ed è il più grande di tutti: il potenziale dei dipendenti lasciato a terra.

Pensa a quante persone, in questo momento, davanti a un PC aziendale, potrebbero fare di più e meglio — se solo avessero lo strumento giusto. Persone in gamba, che ci mettono la testa, costrette a lavorare con metà delle possibilità. Non perché manchi la voglia. Perché manca l'attrezzo.

È come avere un buon falegname e non dargli la pialla. Può lavorare lo stesso, certo. Con la carta vetrata, a mano, in tre volte il tempo. Ma se gli dai la pialla, quel falegname ti tira fuori un lavoro migliore in un quarto del tempo. Lo strumento non sostituisce la persona: ne libera il valore.

Cosa farei, se l'azienda fossi io

Non sono un imprenditore. Ma vedo le cose dalla scrivania, dal lato di chi il lavoro lo fa. E se dovessi dare gli strumenti ai miei dipendenti, ragionerei così.

01
Dare lo strumento aziendale, a norma

Esistono strumenti di IA pensati per le aziende, sicuri e conformi: Microsoft 365 Copilot ne è l'esempio, integrato in Office e con i dati che restano sotto controllo. Se ne ho parlato proprio ieri non è un caso: è la risposta concreta a questo problema. Dare quello al dipendente risolve sia il divieto che il vuoto.

02
Partire in piccolo, su chi lo userebbe davvero

Non serve attrezzare tutti dall'oggi al domani. Si parte da chi quegli strumenti li userebbe ogni giorno, si misura cosa cambia, e si allarga. Una licenza data alla persona giusta vale più di dieci date a caso.

03
Spiegare, non solo installare

Lo strumento da solo non basta. Va spiegato, con parole semplici, a chi lo deve usare. Mezz'ora per far capire cosa può fare vale più di mille licenze lasciate lì, mai aperte. È lo stesso motivo per cui scrivo quello che scrivo.

Quello che mi porto a casa

Stasera sono tornato dal lavoro con una piccola frustrazione e un pensiero chiaro. La frustrazione passa. Il pensiero resta: il futuro del lavoro non si gioca solo su chi compra la tecnologia più avanzata. Si gioca su chi mette lo strumento giusto nelle mani giuste, e poi si prende la briga di spiegarlo.

Le persone in gamba ci sono già, dentro le aziende. Aspettano solo di poter lavorare al meglio. Dargli gli strumenti non è una spesa. È smettere di sprecare quello che hai già.

Esce il 1° giugno 2026 · mancano pochi giorni

«Dalla Fabbrica al Futuro»

Giornate come quella di stamattina sono il motivo per cui ho scritto questo libro: l'intelligenza artificiale che entra nel lavoro reale, in mano a chi si sporca le mani. Spiegata da uno che la stessa scrivania la vive ogni giorno.

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Sebastiano Guglielmi
Sebastiano Guglielmi

Lavoro in magazzino. Studio IA ogni giorno. Scrivo per chi vive nel lavoro reale e vuole capire cosa farne davvero.