Sono operaio di mattina e studio intelligenza artificiale il resto della giornata. Da qualche settimana ho aggiunto un terzo pezzo: la sera, quando riesco, seguo un percorso di formazione gratuito su Industria 4.0.
Non scrivo questo articolo per consigliarti un corso. Lo scrivo perché sono a metà strada, e a metà strada il materiale è ancora fresco: quello che stai imparando adesso, prima che diventi scontato o che te lo dimentichi.
Dove sono adesso
Sette moduli su sedici. Ventuno ore di formazione già fatte. Più della metà del percorso, quindi, ma non abbastanza per fare il saccente su nessuno dei temi che ho affrontato finora.
Quello che posso fare è un bilancio onesto: cosa mi ha sorpreso, cosa mi ha fatto dubitare, cosa mi porto a casa già adesso.
La scoperta sull'IoT
Prima di questo corso, pensavo che portare l'Internet delle Cose in un ambiente di lavoro significasse cambiare i macchinari. Buttare via quello che c'è, comprare roba nuova "intelligente".
Non è così. La parte che mi ha sorpreso di più è che l'IoT, nella maggior parte dei casi, non chiede di sostituire niente. Chiede di collegare quello che già esiste. Un sensore aggiunto, un dato che prima restava chiuso in una macchina e ora si può leggere da fuori. Il salto non è comprare, è collegare.
È un'idea che cambia la prospettiva. Il problema, spesso, non è la tecnologia che manca. È che nessuno ha ancora collegato i puntini che ci sono già.
La sorpresa sulla blockchain
Qui parto da un pregiudizio che avevo, e lo ammetto senza problemi: per me "blockchain" voleva dire criptovalute. Bitcoin, speculazione, gente che si arricchisce o si rovina davanti a un grafico.
Il modulo sul percorso mi ha mostrato un uso completamente diverso: la blockchain come strumento per tracciare. Sapere con certezza da dove viene un materiale, chi lo ha lavorato, quando è passato da un punto all'altro della filiera, senza che nessuno possa modificare i dati dopo.
Non è entusiasmo da neofita: è che non mi aspettavo che uno strumento nato per le criptovalute avesse un'applicazione così concreta e così poco legata alla finanza.
Il dubbio che mi porto a casa
Non tutto quello che ho imparato mi ha lasciato tranquillo. Il modulo sulla cybersicurezza mi ha lasciato un dubbio che non riesco a togliermi di dosso.
Le aziende, in generale, stanno adottando tecnologie nuove a una velocità che nel mio percorso di lavoro non avevo mai visto. Sensori, dati in rete, sistemi collegati tra loro. Ma la sicurezza di tutto questo, da quello che ho capito seguendo il corso, spesso resta un pensiero secondario. Si aggiunge dopo, se avanza tempo e budget, invece che essere pensata insieme al resto.
Non ho una soluzione da proporti. Ho solo un dubbio onesto: stiamo collegando tutto più in fretta di quanto stiamo imparando a proteggerlo.
Il salto vero non è comprare tecnologia nuova. È collegare quello che c'è già, e proteggerlo mentre lo fai.
I prossimi nove moduli
Mancano nove moduli. Non so ancora cosa troverò, ed è la parte che mi piace di più: studiare senza sapere già tutto, come quando ho iniziato con l'intelligenza artificiale.
Quando arrivo in fondo, faccio un secondo bilancio. Con più ore sulle spalle e, spero, meno pregiudizi da correggere.
Errori, numeri veri, strumenti che funzionano e quelli che no. Roba che non finisce sul blog. In regalo: i primi due capitoli del mio libro "Non è magia, è un attrezzo".
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