13.10.26 ·

Decreto IA: chi decide sul tuo lavoro

Chi decide sul tuo lavoro? Un curriculum sul tavolo di cucina, la sera, accanto a un telefono e a una tazza di caffè

Decreto IA e lavoro: dal 23 ottobre 2026, in Italia, un licenziamento deciso solo da un programma è nullo. Lo dice il decreto legislativo 7 ottobre 2026 n. 179, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 ottobre.

Quando l'ho letto mi è tornato in mente il periodo in cui cercavo lavoro. Mandavo candidature ogni giorno, e la risposta più frequente era il silenzio. Un no senza motivo non ti dice cosa migliorare.

Questo articolo parte da lì: cosa può fare una macchina sul tuo lavoro, e cosa da adesso non può più fare da sola.

Decreto IA e lavoro: cosa dice l'articolo 41

Il decreto 179 è il secondo che mette in pratica la legge italiana sull'intelligenza artificiale (la n. 132 del 2025) insieme al regolamento europeo, l'AI Act. Dentro c'è un po' di tutto: chi controlla, le sanzioni, la scuola, la formazione. A chi lavora interessa soprattutto l'articolo 41.

Ecco cosa dice, in parole da capannone. Il testo intero è nella Gazzetta Ufficiale n. 234, a pagina 27.

  • Le decisioni su assunzione, cambi del rapporto e fine del rapporto di lavoro non possono essere prese solo da un sistema automatico. Lo stesso vale per i provvedimenti disciplinari e per le valutazioni di come lavori.
  • La decisione finale spetta a una persona, con un potere vero e non solo una firma.
  • Se lo chiedi, hai diritto a una spiegazione comprensibile, data da una persona: se l'IA ha pesato sulla decisione e con quali criteri principali.
  • Un licenziamento deciso violando questa regola è nullo. Lo stesso vale per le altre decisioni prese così.
  • Non conta il consenso: anche se il lavoratore dice di sì, la regola resta.
  • Prima di usare questi sistemi, il datore di lavoro deve informare chi lavora.

Tanti silenzi, nessun perché

Ho provato tutti i canali che avevo: il centro per l'impiego, le agenzie in carne e ossa, i portali online. Ogni giorno partiva almeno una candidatura. Quante in tutto, non lo so dire.

Dai portali tornavano soprattutto silenzi. Io li chiamo indifferenza. Dal centro per l'impiego arrivavano mail di candidatura respinta, senza una riga sul motivo. Qualche risposta negativa c'è stata, ma generica, buona per chiunque.

Il no fa parte del gioco. Il problema era non sapere da dove arrivava, e quindi cosa cambiare la volta dopo. Dietro quei silenzi c'era una persona che aveva letto il mio curriculum, o un programma che lo aveva scartato in un secondo? Non l'ho mai saputo.

Il primo filtro può farlo una macchina

Qui c'è il punto che mi ha fatto pensare di più. L'articolo 41 lo scrive nero su bianco: la ricerca e la selezione dei candidati non sono una "decisione finale", anche quando qualcuno viene scartato e non passa alla fase dopo.

Tradotto: il programma che legge il tuo curriculum e lo mette da parte non ricade nella regola della persona che decide. È proprio la fase in cui io ricevevo i silenzi.

Non vuol dire che lì valga tutto. Il decreto lascia in piedi le regole sulla privacy (il GDPR, il regolamento europeo sui dati personali, che dà già il diritto, salvo alcune eccezioni, di non subire decisioni importanti prese solo da una macchina) e chiede il rispetto della dignità e il divieto di discriminare. Restano anche gli obblighi dell'AI Act per i sistemi ad alto rischio, come spiega questo commento. Ma la fase della selezione resta fuori dalla regola della decisione finale.

Lo dico chiaro perché non voglio promettere a nessuno un diritto che non c'è.

Il curriculum l'ho scritto anche per le macchine

A un certo punto ho deciso di rifarmi il curriculum da zero. Prima avevo seguito una decina di ore di orientamento al lavoro, un modulo dentro un corso online per disoccupati: utile. Poi un corso del centro per l'impiego sulle soft skill (le capacità che non stanno nel mestiere: comunicare, stare in squadra, gestire un imprevisto). Molto interessante.

Sono partito da un modello di Canva. Poi ho chiesto a un'IA generativa (quella che scrive testi su richiesta) di aiutarmi a migliorare ogni sezione. Ho messo il link al mio profilo LinkedIn, cliccabile, per chi aveva voglia di saperne di più. E ho scelto apposta le parole chiave, quelle che i programmi di selezione cercano.

Una cosa però non l'ho fatta: gonfiarlo. L'IA mi ha aiutato a scriverlo meglio, non a scrivere cose che non sono.

Alla fine quel curriculum l'ha letto una persona. La selezionatrice che mi ha assunto lo ha apprezzato, insieme al percorso, che era in linea con quello che cercavano. Il primo filtro forse era una macchina. Il sì l'ha detto una persona.

Gli ordini me li dà una persona. E dietro?

Oggi in magazzino gli ordini me li dà una persona. Se quella persona ha usato un programma per decidere, non lo so. E non è compito mio andarlo a scoprire.

Il decreto non mi chiede di farlo. Mi dà però una cosa che prima non era scritta così: da quel che ho capito, se arriva una decisione che tocca il mio rapporto di lavoro, un richiamo, una valutazione, posso chiedere a una persona di spiegarmela, e di dirmi se e quanto ci ha messo mano un programma.

Di programmi che lavorano da soli ho già scritto due volte: in Un agente IA lavora, non risponde ho raccontato cosa fa un agente IA, in Agenti IA: cosa lascio fare, cosa no dove lo fermo io. La regola che mi sono dato è la stessa del decreto: il programma prepara, l'ultima parola resta a una persona.

Cosa cambia dal 23 ottobre, in pratica

  • Se lavori: devi essere informato prima che il datore di lavoro usi questi sistemi. E per una decisione che riguarda il tuo rapporto di lavoro puoi chiedere una spiegazione comprensibile, data da una persona.
  • Se hai una piccola impresa e usi un programma per valutare o sanzionare chi lavora con te: l'ultima parola la mette una persona, con la testa sua, non con un timbro sul risultato della macchina.
  • Se te serchi lavoro: ghé son pasà anca mì (se cerchi lavoro, ci sono passato anche io). Il primo scarto può arrivare da una macchina. Scrivi il curriculum per lei e per la persona che lo leggerà dopo: onesto, con le parole del tuo mestiere.

Non sono un avvocato

Queste sono le linee dell'articolo 41 come le ho capite leggendolo, riga per riga. Per un caso tuo, il sindacato o un consulente del lavoro restano la strada giusta.

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Sebastiano Guglielmi

Sebastiano Guglielmi

Operaio di mattina. Autore e divulgatore IA di pomeriggio.