20.7.26 ·

Perché l'IA non crea, genera

L'IA non crea, genera

Il prompt che non funziona mai

"Scrivimi un post per il blog sull'intelligenza artificiale."

Se scrivi una cosa così, l'IA ti restituisce qualcosa di corretto, ben scritto anche, e completamente vuoto. Generico, come la richiesta che gli hai fatto. Ci ho messo un po' a capire perché succedeva, e ora che l'ho capito bene, scrivo in modo diverso.

L'IA non crea, genera

È una frase che ho sentito in uno dei corsi che ho fatto di recente, e mi è rimasta attaccata: l'intelligenza artificiale non crea, genera. Sembra una sottigliezza da accademici, ma cambia tutto il modo in cui la usi.

Creare vuol dire partire da un'intenzione, un punto di vista, qualcosa che vuoi dire e che prima non esisteva. Generare vuol dire ricombinare, in modo statisticamente plausibile, quello che è già stato scritto da altri. L'IA è bravissima a generare. Ma l'intenzione, il punto di vista, quello deve arrivare da te. Se non gliela dai tu, l'IA riempie il vuoto con la versione più probabile e più piatta di quello che potresti aver voluto dire.

Perché un prompt dettagliato cambia tutto

Un prompt generico lascia all'IA il compito di indovinare la tua intenzione. E indovina sempre nel modo più medio possibile, perché è addestrata sulla media di milioni di testi. Un prompt dettagliato, invece, è te che porti l'intenzione: il tono che vuoi, l'esempio concreto da usare, cosa vuoi assolutamente evitare, a chi ti stai rivolgendo davvero.

Non è complicare le cose per il gusto di complicarle. È la differenza tra dare a un collaboratore nuovo un compito vago ("occupati delle mail") e uno preciso ("rispondi a questi clienti con questo tono, evitando queste frasi, dando priorità a queste informazioni"). Nel secondo caso, il risultato somiglia a quello che avevi in testa. Nel primo, somiglia a quello che il collaboratore ha immaginato al posto tuo.

Il dialogo conta più del prompt perfetto

L'altro errore che facevo all'inizio era pensare che dovessi scrivere il prompt perfetto al primo colpo. Non funziona così, quasi mai. Il modo che funziona davvero è trattarlo come una conversazione: la prima risposta non va bene, e allora dici esattamente cosa non va, come lo aggiusteresti, cosa tenere e cosa buttare. Ogni correzione che fai è un altro pezzo della tua intenzione che l'IA non aveva ancora capito.

Chi si ferma alla prima risposta, insoddisfatto, spesso conclude che "l'IA non sa scrivere bene". Il problema più spesso è che si è fermato al primo giro, invece di insistere nel dialogo fino a quando il risultato non somiglia davvero a quello che voleva dire.

Cosa resta tuo, alla fine

Quando scrivo un articolo con l'aiuto dell'IA, quello che resta mio è tutto quello che viene prima della tastiera: cosa voglio dire, a chi, perché proprio questo argomento oggi. L'IA mi aiuta a generare le frasi. L'intenzione dietro, quella creo io, ed è l'unica parte che nessun prompt, per quanto dettagliato, può fare al posto mio.

Sto per pubblicare il mio nuovo libro, "IA dal lavoro vero. Non è magia, è un attrezzo", dove approfondisco proprio questo: come dialogare con l'IA per ottenere risultati veri, non generici.

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Sebastiano Guglielmi
Sebastiano Guglielmi

Lavoro in magazzino. Il resto del tempo scrivo di intelligenza artificiale per chi lavora con le mani.