21.8.26 ·

Tre partite che hanno cambiato l'IA

Tre partite che hanno cambiato l'IA: scacchi, quiz e Go - Sebastiano Guglielmi

Questa settimana sono in ferie dal magazzino, niente turni. Ma il corso IA che ho iniziato la settimana scorsa non va in pausa: ieri sera ho ripassato il primo modulo. Dentro c'erano tre partite. Non tre esempi messi lì a caso: tre momenti precisi in cui una macchina ha battuto un essere umano nel campo in cui quell'essere umano era considerato il migliore al mondo. Le racconto qui come le ho capite io, in ordine, senza fronzoli.

1997: la partita a scacchi che ha aperto la partita

L'11 maggio 1997 il campione del mondo Garry Kasparov perde la sesta e ultima partita contro Deep Blue, il supercomputer costruito da IBM. Il punteggio finale del match è 3,5 a 2,5 per la macchina. Non era la prima sfida tra i due: l'anno prima aveva vinto Kasparov. Nel 1997 vince Deep Blue, ed è la prima volta nella storia che un computer batte un campione del mondo in carica, con i tempi di gioco regolari, non in un'esibizione.

Dopo la sconfitta Kasparov accusa IBM di aver ricevuto aiuto umano durante la partita. IBM smentisce e smonta il computer poco dopo, senza concedere una rivincita. La polemica resta aperta ancora oggi. Il punteggio no: 3,5 a 2,5.

2011: la macchina che ha vinto un quiz in televisione

Quattordici anni dopo il campo cambia del tutto. Non più scacchi, ma Jeopardy!, un quiz televisivo americano dove le domande sono indovinelli pieni di doppi sensi e giochi di parole. A febbraio 2011 IBM presenta Watson e lo mette a sfidare i due campioni più forti nella storia del programma, Ken Jennings e Brad Rutter. Watson vince, e vince nettamente: 77.147 dollari contro i 24.000 di Jennings e i 21.600 di Rutter.

La differenza con gli scacchi è che qui non c'è una scacchiera con regole fisse. Bisogna capire il linguaggio umano così com'è, ambiguo, scritto apposta per confondere. Jennings, dopo la sconfitta, scrive sotto la sua ultima risposta una battuta che è rimasta famosa: dà il benvenuto ai nuovi sovrani computer. Lo scrive per ridere, ma la frase resta.

2016: il gioco che doveva restare fuori portata

Il Go è un gioco da tavolo antichissimo, molto più aperto degli scacchi: le combinazioni possibili sono talmente tante che per anni gli esperti di intelligenza artificiale lo consideravano fuori portata per una macchina, forse per altri dieci o vent'anni ancora. A marzo 2016 AlphaGo, sviluppato da Google DeepMind, sfida Lee Sedol, uno dei giocatori più forti al mondo, in una serie di cinque partite. AlphaGo vince 4 a 1.

Nella seconda partita gioca una mossa, la trentasettesima, che gli stessi commentatori esperti definiscono sul momento un errore: nessun umano l'avrebbe mai giocata così. Non era un errore. Lee Sedol perde quella partita, e più tardi racconta che dopo quella mossa ha visto il gioco in un modo nuovo.

Cosa mi porto a casa da queste tre partite

Tre partite in vent'anni. Scacchi, quiz, Go. Tre modi diversi di essere intelligenti messi alla prova: calcolo puro, linguaggio, intuizione. Quello che mi ha colpito ripassando il modulo ieri sera è la velocità con cui si è passati da un campo all'altro. Vent'anni sembrano tanti, finché non li confronti con quello che succede oggi, quando bastano pochi mesi perché uno strumento nuovo cambi il modo in cui uso l'IA anch'io, tra un pallet e l'altro o alla scrivania.

Chi ha giocato quelle partite non lo ha fatto per un pubblico di tecnici. Kasparov, Jennings, Lee Sedol conoscevano il loro campo meglio di chiunque altro al mondo, e hanno perso lo stesso. Non lo racconto per spaventare. Lo racconto perché aiuta a capire da dove viene tutto quello di cui parlo di solito qui sul blog: strumenti che sembrano usciti dal nulla, ma nulla non hanno, hanno una storia precisa, fatta di partite vere, giocate da persone vere.

Non sono tre aneddoti da corso online. Sono tre volte in cui il campo di gioco è cambiato per sempre, e quasi nessuno se n'è accorto subito.

Di questa storia, di come ci siamo arrivati e di cosa significa per chi lavora con le mani ogni giorno, parlo anche nei miei libri sull'intelligenza artificiale: trovi i miei libri tutti qui.

Se ti sei chiesto perché pensiamo subito ai robot quando si parla di IA, ne scrivo in Perché pensiamo ai robot ribelli e IA.

Newsletter gratuita · ogni lunedì
La mia settimana con l'IA, raccontata senza filtri.

Errori, numeri veri, strumenti che funzionano e quelli che no. Roba che non finisce sul blog.

Iscriviti a Dopo il magazzino »
Sebastiano Guglielmi
Sebastiano Guglielmi

Operaio di mattina. Autore e divulgatore IA di pomeriggio.