
Il 24 settembre è uscita la nuova edizione di CREA CON L'IA. Due giorni dopo ho ritirato dalla vendita quella vecchia, insieme alla sua traduzione inglese, Create with AI. Per un autore indipendente ogni libro in vendita è una piccola entrata: toglierne uno dal negozio vuol dire rinunciare a quelle copie.
L'ho fatto lo stesso, per un motivo semplice. Quel libro portava il mio nome, ma non parlava con la mia voce. Detto questo, ti racconto cosa non andava e cosa ho cambiato.
La rilettura
È andata così: ho ripreso in mano il libro e l'ho riletto da capo. Alla fine mi è rimasta in testa una frase sola: posso farlo più mio, partendo dalla mia esperienza vera.
Il vecchio CREA CON L'IA era pensato per un content creator qualsiasi, cioè chi crea contenuti per i social di mestiere. Il sottotitolo lo diceva chiaro: il manuale dei prompt (le richieste che si scrivono all'IA) per content creator. Un lettore generico, senza un mestiere, senza orari, senza un posto preciso. Il risultato era un libro che andava bene per tutti e quindi non parlava a nessuno in particolare.
Dentro c'erano anche frasi da guru motivazionale, di quelle che promettono di cambiarti la vita con un prompt. Io, che la mattina sono in magazzino, a promettere miracoli: non mi ci vedo neanche allo specchio. Non sono quel tipo di persona, e un libro con il mio nome non può parlare così. Non vendo sogni: spiego attrezzi.
I dati che non andavano
C'era poi un problema più serio della voce. Nella vecchia edizione c'erano dei numeri senza fonte. E qualcuno era rimasto anche nella prima versione di quella nuova: l'ho corretto due giorni dopo l'uscita.
Gò sbaglià (ho sbagliato), e lo scrivo qui perché è giusto dirlo. Chi compra un manuale si fida dei numeri che trova dentro, e non ha il tempo di controllarli uno per uno. Un dato senza fonte, in un libro pratico, è come un'etichetta sbagliata su un pallet: sembra tutto in ordine finché qualcuno non ci si fida.
Oggi ho una regola che vale per tutto quello che scrivo, libri, blog e social: se un dato non ha una fonte, non entra. Se la fonte non la trovo, tolgo la frase. Qualche riga in meno, ma ogni riga che resta la posso difendere.
Gli attrezzi che apro ogni giorno
Nella parte finale del libro c'è una cassetta degli attrezzi: 145 prompt per undici strumenti. Uno l'ho tolto: Microsoft Designer, che non uso. Tenerlo lì sarebbe stato come lasciare in cassetta una chiave che non ho mai preso in mano. Al suo posto è entrato Gemini Notebook.
Ma quelli che apro ogni pomeriggio dopo il turno, per creare i contenuti dei social e del blog, sono due: con Claude scrivo i testi, con ChatGPT faccio le copertine. In questo post ti parlo di quei due, perché di quelli posso raccontarti ogni passaggio.
Come scrivo con Claude
A Claude non chiedo "scrivimi un post". Gli do l'argomento e lascio che mi faccia domande, una alla volta. Io rispondo con i fatti veri.
Questo articolo è nato proprio così. Mi ha chiesto quando mi sono accorto che il libro non era mio, cosa c'è adesso che prima non c'era, quali strumenti uso ogni giorno e chi è il lettore giusto. Io ho risposto in due righe per volta, da buon magazziniere di poche parole. Poi ha scritto la bozza. Io l'ho riletta e ho deciso cosa tenere.
E una frase l'ho corretta: diceva una cosa sul libro che non era vera. Claude aveva riempito un buco con una sua deduzione. Anche per questo l'ultima rilettura resta mia.
Il punto è questo: l'IA può scrivere bene solo quello che le racconti tu. Se le chiedi un testo senza darle niente di tuo, ti restituisce un testo medio per un lettore medio. Che è esattamente il difetto della vecchia edizione.
Come faccio le copertine con ChatGPT
Per le copertine uso ChatGPT. Il prompt lo preparo con Claude e descrive una scena reale: una scrivania, un quaderno, delle mani al lavoro, luce naturale, i miei colori. Lo scrivo in inglese, perché dà risultati migliori. La frase che deve comparire nell'immagine, invece, la metto in italiano, tra virgolette.
Ci sono due cose che non chiedo mai: robot e cervelli luminosi. Sono le immagini che tutti associano all'IA, e con il mio lavoro non c'entrano niente.
E c'è un controllo da fare sempre. Quando l'immagine ha una scritta, va riletta parola per parola. I generatori di immagini sbagliano spesso le lettere, soprattutto gli accenti. Un errore nel titolo di copertina si nota più di tutto il resto.
Il lettore giusto
Il sottotitolo della nuova edizione lo dice da solo: il metodo e i prompt di chi crea da solo, dopo il lavoro.
È un lettore che conosco bene, perché gli somiglio. Ha un lavoro vero, con i suoi orari. Crea nel tempo che resta, senza una squadra e senza un'agenzia alle spalle. Ha poco tempo e non può sprecarlo dietro alle promesse.
Se pensi di non avere tempo, mi metto al tuo pari: io per scrivere ho i pomeriggi dopo il turno, e il venerdì solo un'ora. Scommetto che la sera rispondi a qualche messaggio su WhatsApp. Ecco, il tempo per tre domande all'IA è più o meno quello.
A chi crea dopo il lavoro serve un metodo, non una raccolta di trucchi. Un metodo lo ripeti anche quando la testa è ancora al turno della mattina. Un trucco, dopo due settimane, non te lo ricordi più.
Il sesto libro della collana
Con la nuova edizione CREA CON L'IA entra nella collana "IA dal lavoro vero". È il sesto libro, e nell'ordine di lettura sta in fondo.
Non per caso. La collana parte da Dalla Fabbrica al Futuro, il racconto di come è cominciato tutto. Passa per Non è magia, è un attrezzo, che spiega cos'è davvero l'IA. Poi arrivano i manuali pratici. CREA CON L'IA chiude il percorso: è il punto in cui chi ha imparato gli attrezzi comincia a creare da solo.
Per ora il libro c'è solo in italiano.
Se scrivi anche tu con l'IA
Prima di pubblicare, tre domande: questa frase la direi anche a voce? Ogni numero ha una fonte? Lo strumento che consiglio lo uso davvero? Se una risposta è no, il testo non è ancora pronto.
Il metodo per chi crea nel tempo che resta dopo il lavoro, e una cassetta di 145 prompt per undici strumenti, dai testi alle immagini.
Scopri il libro »Sebastiano Guglielmi
Operaio di mattina. Autore e divulgatore IA di pomeriggio.