IA dal lavoro vero

La mattina lavoro.
Il pomeriggio costruisco
con l'IA.

Guide pratiche, strumenti testati e dritti al punto — per chi vuole usare l'intelligenza artificiale nel lavoro reale.

I miei libri Chi sono Iscriviti
giugno 04, 2026 ·

Due valori in una cella di Excel: come l'ho risolto chiedendo bene all'IA

Operaio di magazzino risolve un problema su Excel chiedendo all'IA

Ieri mattina in magazzino non dovevo scrivere un libro sull'intelligenza artificiale. Dovevo preparare dei cartelli: codice cliente e descrizione, da applicare ai colli. Spedizione il giorno dopo. Roba concreta, con una scadenza vera.

A un certo punto mi ritrovo davanti a un foglio Excel con un problema banale e fastidioso: dentro a una cella ci sono due valori, separati da uno spazio. A me ne serve solo uno. E non è una cella sola: sono un centinaio di righe, ognuna con valori diversi.

L'istruzione che avevo ricevuto era semplice: cancella a mano, riga per riga, il valore che non serve.

Cento righe. A mano. Mi sono detto: ci sarà un modo più rapido.

Prima di smanettare, ho chiesto

Qui c'è la parte che conta di più, e non è Excel.

Non sono partito a testa bassa. Sono andato dal mio responsabile e gli ho chiesto: «Hai fretta che chiuda subito così com'è, oppure mi dai dieci minuti per provare una strada più veloce?»

Mi ha dato fiducia. E quella fiducia è il punto di tutta questa storia. Perché quello che ho fatto dopo non era "giocare col computer": era cercare di fare meglio il mio lavoro, con il permesso di chi quel lavoro me lo affida.

La domanda giusta a Gemini

Ho aperto Chrome, sono andato sulla ricerca in modalità IA (Gemini) e invece di scrivere due parole a caso ho costruito la domanda per bene. Questa qui:

«Sono su un foglio Excel. Devo dividere due valori separati da uno spazio dentro a una cella. Questa operazione la devo ripetere per circa cento righe, con valori diversi tra loro. Agisci come un esperto di Excel 2010 e dammi la soluzione più rapida e comoda per il mio caso.»

Guarda bene cosa c'è dentro quella domanda, perché è tutto lì:

  • La versione: Excel 2010. Non "Excel" e basta. Le soluzioni cambiano da una versione all'altra.
  • Il ruolo: «agisci come un esperto». Gli dici da che parte deve stare.
  • Il vincolo e il caso concreto: cento righe, valori diversi, la strada più comoda. Niente giri di parole.

Risultato: non mi ha dato una risposta. Me ne ha date tre, diverse tra loro.

Ho scelto quella che sentivo mia

Tra le tre opzioni ho preso quella che mi sembrava più alla mia portata: Testo in colonne. In Excel 2010 si trova nella scheda Dati. Selezioni la colonna, scegli "Delimitato", spunti lo spazio come separatore, e con un paio di clic i due valori finiscono in due colonne separate. Tutte le cento righe in un colpo solo. Niente formule, niente cancellare a mano.

L'ho provata prima su una copia, per sicurezza. Ha funzionato. L'ho fatta vedere al responsabile. È stato contento: questa cosa, d'ora in poi, ci fa risparmiare tempo a ogni spedizione.

Lo dico onesto: per chi mastica Excel da vent'anni è roba da niente. Ma ieri mattina, in quel magazzino, qualcosa si è mosso. Sono passato dal "cancello a mano per mezz'ora" al "risolto in due minuti" — e l'ho portato io al mio capo.

Quello che ti porti a casa

Non è il trucco di Excel. Quello lo dimentichi domani. Quello che resta è il metodo per chiedere. La prossima volta che hai un'operazione che ti fa perdere tempo, prima di rassegnarti prova a chiedere bene. La ricetta è questa:

Versione del programma + «agisci come esperto» + il tuo vincolo + il tuo caso concreto.

E poi una cosa che ci tengo a dire, perché di IA si sente dire di tutto. Io non ho chiesto all'intelligenza artificiale di fare il mio lavoro al posto mio. Le ho chiesto come farlo meglio. Poi la soluzione l'ho scelta io, testata io, portata io al mio responsabile. L'IA non mi ha tolto il posto: mi ha fatto arrivare dal capo con una soluzione in mano, invece che con un problema. È un buon modo di lavorare con le mani anche nel 2026.

giugno 02, 2026 ·

Cosa ho imparato dal primo giorno di lancio.

MESSAGGIO DAL LETTORE · GIORNO DEL LANCIO

Messaggio WhatsApp di un lettore: pragmatico e commovente, Dalla Fabbrica al Futuro

Cosa ho imparato dal primo giorno di lancio

Ieri non ho timbrato. Ieri ho fatto il ponte, come tanti. Eppure era il giorno più importante del mio anno da autore: è uscito il mio nuovo libro, Dalla Fabbrica al Futuro.

Una giornata a casa, il telefono in mano e un libro nuovo da mandare nel mondo.

Pensavo fosse un vantaggio: una giornata intera libera per spingere. In parte lo è stato. Ma a fine serata la lezione più grossa non riguardava i numeri. Riguardava cosa conta davvero quando pubblichi qualcosa di tuo.

I numeri, senza girarci intorno

Parto dal dato che un guru ti nasconderebbe. Copie vendute: zero.

Lo scrivo perché è la verità e perché qui dentro i numeri veri sono la regola, non l'eccezione. Ecco il resto della giornata:

Il giorno uno, in numeri

  • Vendite: 0 copie
  • Blog: 10 visite sul post, 20 sull'intero sito
  • Facebook: 39 visualizzazioni, qualche reazione, 3 condivisioni
  • LinkedIn: 68 visualizzazioni, 3 interazioni, 2 follower nuovi
  • Instagram: 30 visualizzazioni alla storia
  • WhatsApp: 30 visualizzazioni allo stato

E qui aggiungo una cosa che per me conta. Quei numeri sono tutti guadagnati, non comprati. Non ho speso un euro in sponsorizzate. Zero. La mia filosofia è budget zero, o quasi: ogni tanto sfrutto una promo per un abbonamento a uno strumento di intelligenza artificiale — quello sì, è più forte di me, lo ammetto — ma in pubblicità a pagamento non metto niente. Tutto quello che vedi qui sopra è arrivato perché qualcuno ha deciso di guardare, non perché ho pagato per mettermi davanti ai suoi occhi.

Mettile in fila e sono qualche centinaio di paia d'occhi. Pochi. Se misurassi il lancio con questo metro, stasera sarei a testa bassa.

Il punto è che il metro è sbagliato. E me ne sono accorto guardando il telefono, non il foglio dei numeri.

Quello che i numeri non dicono

Su 22 persone che avevano il libro in PDF, mi hanno scritto in cinque. Una è un amico vero, di quelli che ci sono da prima dei libri.

Ha finito di leggere e mi ha mandato un messaggio che non mi aspettavo. Mi ha detto che a tratti lo ha commosso. Che comprerà la versione cartacea, che vuole leggere un altro dei miei libri, e che pure la sua compagna adesso vuole la sua copia.

Una vendita registrata? No. Un like in più sul grafico? Nemmeno. Eppure quel messaggio vale più di tutte le visualizzazioni messe insieme.

Questa è la prima cosa che mi porto a casa dal giorno uno: il segnale più forte non arriva mai da una piattaforma. Arriva da una persona. I numeri ti dicono quanti sono passati davanti alla vetrina. Una frase come quella ti dice che qualcuno è entrato, ha preso in mano la merce e se l'è portata a casa nel cuore. Sono due cose diverse, e contano in modo diverso.

Il libro è un biglietto da visita

C'è poi un altro lettore che mi ha colpito. Ha letto il libro e mi ha scritto incuriosito: gli piacerebbe capire come si usa davvero l'intelligenza artificiale, non in teoria ma nel lavoro di tutti i giorni.

Niente di concluso, sia chiaro. Una curiosità, per ora. Ma fermiamoci un secondo, perché è la lezione numero due.

Una copia del mio libro la pago io e la vendo a meno di tre euro, con una royalty che ti fa ridere. Quello che vale davvero non è la copia: è che qualcuno, dopo aver letto come ragiono su queste pagine, abbia voglia di imparare a farlo anche lui.

Tradotto: il libro non è il prodotto. Il libro è il biglietto da visita. È la pialla che usi per far vedere come lavori il legno, non il mobile che vendi. La cassa di Amazon è rimasta a zero, ma una persona si è incuriosita al punto da volerne sapere di più. Per me quello è un segnale che vale più di una copia venduta.

Una sorpresa nei dati

Ho aperto le analytics di LinkedIn e ho trovato due cose belle.

La prima: tre quarti di chi mi segue è della zona di Vicenza. Gente del territorio, a casa mia. Per uno che parla di lavoro vero in Veneto è il regalo più bello che potessi ricevere.

La seconda mi ha fatto pensare. Tanti di quelli che mi seguono lavorano con le persone: risorse umane, selezione, formazione. All'inizio credevo di scrivere solo per chi ha le mani sporche come me. E invece l'intelligenza artificiale tocca il lavoro di tutti, di chi sta nel capannone e di chi sta dietro a una scrivania.

È un promemoria che mi tengo stretto: non scrivo per una categoria, scrivo per chi lavora. Punto.

Cosa mi tengo per domani

Una cosa l'ho fatta bene, e me la tengo. Avevo preparato tutto in anticipo: post, orari, messaggi. Così, invece di correre dietro al lancio col fiatone, sono stato semplicemente reattivo. Rispondevo ai commenti con calma, una cosa alla volta. Al lavoro lo chiamiamo prepararsi l'ordine il giorno prima: la mattina trovi tutto pronto e non ti fai prendere dalla fretta. Funziona uguale.

E poi la lezione che riassume tutte le altre. Pensavo che il giorno del lancio fosse un traguardo. Non lo è. È il primo giorno di lavoro, non l'ultimo. Zero copie vendute, sì. Ma un amico commosso, un lettore incuriosito e una rete fatta di persone vere, del mio territorio.

Il lavoro costante porta i numeri. Lo so perché funziona in magazzino, e funzionerà anche qui.

Se vuoi vedere di cosa parlo, Dalla Fabbrica al Futuro è su Amazon. E se l'hai già letto, scrivimi cosa ne pensi: quei messaggi, l'ho capito ieri, valgono più di qualsiasi grafico.

giugno 01, 2026 ·

Dalla Fabbrica al Futuro è uscito: l'IA è anche roba tua

ORA DISPONIBILE · USCITO OGGI, 1° GIUGNO 2026

È uscito. E parla proprio a te.

"Dalla Fabbrica al Futuro" da oggi non è più un'attesa: è un libro che puoi tenere in mano.

Copertina del libro Dalla Fabbrica al Futuro di Sebastiano Guglielmi

Oggi è il giorno. Il libro esiste davvero. Non "in arrivo", non "tra poco": c'è. Qualcuno, in questo momento, lo sta già leggendo sul telefono in pausa pranzo o sul divano dopo il turno. E ogni volta che ci penso mi fermo un secondo, perché un libro mio, in vendita, partito dal banco di una falegnameria, è una cosa che fino a poco tempo fa non avrei creduto possibile.

Ma oggi non voglio parlarti di me. Te l'ho già raccontato. Oggi voglio parlare di una frase. Una frase che forse hai pensato anche tu.

"L'intelligenza artificiale? Bella roba.
Ma non fa per uno come me."

La senti ovunque, e ti senti indietro

L'IA è dappertutto. Al telegiornale, nei discorsi dei colleghi più giovani, nelle pubblicità, sui social. Tutti ne parlano come se fosse ovvia. E tu, in silenzio, pensi una cosa sola: "io sto restando indietro". Non lo dici ad alta voce. Ma quella sensazione c'è, e cresce.

Poi arriva la scusa che ti fa stare tranquillo: non fa per uno come me. Troppo difficile. Roba da informatici, da ragazzini, da gente che ha studiato. Non da uno che lavora, che ha una certa età, che ha imparato un mestiere con le mani e non con i libri.

Lo so perché quella scusa l'ho avuta anch'io. Per anni l'IA per me era un rumore di fondo, qualcosa che riguardava altri. Fino alla sera in cui ho smesso di pensare che non facesse per me e ho semplicemente provato.

La verità che il libro mette nero su bianco

Io timbro il cartellino alle sei. Scarico pallet. Controllo bolle di trasporto. Ho iniziato a sedici anni in falegnameria e ho studiato poco. Se l'IA fosse davvero "roba per altri", io sarei l'ultimo della fila.

E invece no. Ho scoperto che gestire l'IA usa le stesse regole di un magazzino: ordine, istruzioni chiare, controllo del processo. Cose che tu, che lavori sul serio, già conosci meglio di tanti laureati. Il tuo punto di partenza non è il tuo limite. È il tuo vantaggio.

"Non fa per uno come me" è la frase che ti tiene fermo. Questo libro esiste per smontarla, riga dopo riga, con storie vere e strumenti che usi davvero — non teoria.

Da oggi su Amazon, in ebook e cartaceo. Lo apri stasera, dopo il turno.

Leggilo su Amazon →

Edizione Premium 2026 · ebook Kindle + cartaceo

Io pensavo non facesse per me. Mi sbagliavo.
Tocca a te scoprire se ti sbagli anche tu.
Sebastiano Guglielmi

maggio 28, 2026 ·

Ero un robot senza nome in fabbrica. Oggi insegno l'IA: la mia storia in una canzone

A sedici anni ero un robot senza nome. Piegavo assi di legno nel capannone di una carpenteria, respiravo polvere, e mi sentivo un ingranaggio in mezzo ad altri ingranaggi. Oggi scrivo libri su come usare l'intelligenza artificiale. Tra quei due punti c'è tutta la distanza che questa canzone prova a raccontare.

Si chiama Il Risveglio del Lupo, ed è la cosa più personale che abbia mai pubblicato. Non è un esercizio di stile: è la cronaca della mia sopravvivenza. Il buio della fabbrica, il burnout, la sensazione di non avere più un volto. E poi il momento in cui ho deciso di spezzare le catene — per me, e per una promessa fatta a mia madre, Aida, il cui nome porto addosso come scudo e bandiera.

Perché la racconto proprio adesso

C'è un'ironia in tutto questo che ho capito solo col tempo. In fabbrica mi avevano ridotto a macchina, a numero. Oggi sono io a comandare le macchine: insegno a usare l'intelligenza artificiale, e l'ho usata anche qui — il brano è composto con Suno, le immagini generate con Neural Frames. Gli stessi strumenti che racconto nei miei libri, stavolta puntati su qualcosa di mio.

Non è un dettaglio tecnico messo lì per stupire. È esattamente il punto: la tecnologia che un tempo poteva farti sentire sostituibile, oggi può diventare lo strumento con cui riprendi in mano la tua storia e le dai una forma. Dipende da chi la tiene in mano, e con quale intenzione.

Dalla fabbrica al futuro

Questa canzone è il perché. Il come — il percorso vero, passo dopo passo, da quel capannone fino a qui — l'ho messo nero su bianco nel mio nuovo libro, «Dalla Fabbrica al Futuro», in uscita il 1° giugno. Se il video ti ha lasciato qualcosa, il libro è il seguito naturale: meno emozione e più strada da percorrere, raccontata da chi quella strada l'ha fatta davvero.

E adesso lascia che giri la domanda a te, perché la storia non è solo mia: c'è stato un momento, nella tua vita, in cui hai sentito di dover spezzare le catene? Raccontamelo nei commenti. Li leggo tutti.

🐺🔥 La rabbia non è più dolore. È diventata un incendio d'amore.

maggio 27, 2026 ·

IA al lavoro: lo strumento giusto lo deve dare l'azienda

Il mio metodo

Il PC è quello giusto, gli strumenti no.
E intanto il tempo se ne va.

Oggi al lavoro mi è successa una cosa piccola, di quelle che capitano a migliaia di persone ogni giorno e di cui nessuno parla. Volevo fare un buon lavoro. Mi sono ritrovato con le mani legate. E ho capito che il problema non era mio.

Stamattina ero seduto al PC dell'azienda. Mi era stato chiesto di preparare una presentazione — una cosa fatta bene, di quelle con i fiocchi, da mostrare a gente che conta. Avevo le idee, avevo la voglia. Mi sono rimboccato le maniche.

E lì mi sono fermato. Il PC del lavoro non era attrezzato con gli strumenti che mi servivano. Niente assistente IA, niente di quello che mi avrebbe fatto risparmiare ore. Ho pensato: vabbè, uso il mio account personale, quello con cui studio a casa. Ma no — vietato. Giustamente vietato, tra l'altro: sul PC aziendale non puoi metterci roba tua, ci sono dati e regole da rispettare.

"Mi è stato chiesto di fare un buon lavoro, ma non mi è stato dato lo strumento per farlo. E usare il mio era vietato. Sono rimasto in mezzo al guado."

Risultato: tempo perso, energie sprecate, e una presentazione fatta come si poteva invece che come si doveva. Non per colpa mia. Non per colpa del divieto, che ha le sue buone ragioni. Per colpa di un vuoto nel mezzo: l'azienda mi chiede il risultato, ma non mi mette in mano ciò che serve per ottenerlo.

Il divieto non è il problema

Voglio essere chiaro su una cosa, perché è facile fraintendere. Il divieto di usare account e strumenti personali sul PC aziendale è giusto. Non è un capriccio, non è l'azienda che fa la difficile. Dietro c'è la sicurezza dei dati: informazioni di clienti, documenti riservati, password. Roba che non deve finire su account personali, su servizi non controllati, su strumenti di cui l'azienda non sa nulla.

Quindi no, non sto dicendo "fregatevene delle regole e usate il vostro ChatGPT di nascosto". Sarebbe un cattivo consiglio, e per certi lavori può anche cacciarti nei guai seri.

Il problema non è il divieto. È il vuoto che lascia. Da una parte ti dico "non usare i tuoi strumenti". Dall'altra non ti do quelli giusti. In mezzo c'è il lavoratore, che vorrebbe fare bene e non può.

Lo spreco che nessuno mette a bilancio

Le aziende sono brave a misurare i costi visibili: le ore, i materiali, le licenze. Ma c'è uno spreco che non finisce in nessun foglio Excel, ed è il più grande di tutti: il potenziale dei dipendenti lasciato a terra.

Pensa a quante persone, in questo momento, davanti a un PC aziendale, potrebbero fare di più e meglio — se solo avessero lo strumento giusto. Persone in gamba, che ci mettono la testa, costrette a lavorare con metà delle possibilità. Non perché manchi la voglia. Perché manca l'attrezzo.

È come avere un buon falegname e non dargli la pialla. Può lavorare lo stesso, certo. Con la carta vetrata, a mano, in tre volte il tempo. Ma se gli dai la pialla, quel falegname ti tira fuori un lavoro migliore in un quarto del tempo. Lo strumento non sostituisce la persona: ne libera il valore.

Cosa farei, se l'azienda fossi io

Non sono un imprenditore. Ma vedo le cose dalla scrivania, dal lato di chi il lavoro lo fa. E se dovessi dare gli strumenti ai miei dipendenti, ragionerei così.

01
Dare lo strumento aziendale, a norma

Esistono strumenti di IA pensati per le aziende, sicuri e conformi: Microsoft 365 Copilot ne è l'esempio, integrato in Office e con i dati che restano sotto controllo. Se ne ho parlato proprio ieri non è un caso: è la risposta concreta a questo problema. Dare quello al dipendente risolve sia il divieto che il vuoto.

02
Partire in piccolo, su chi lo userebbe davvero

Non serve attrezzare tutti dall'oggi al domani. Si parte da chi quegli strumenti li userebbe ogni giorno, si misura cosa cambia, e si allarga. Una licenza data alla persona giusta vale più di dieci date a caso.

03
Spiegare, non solo installare

Lo strumento da solo non basta. Va spiegato, con parole semplici, a chi lo deve usare. Mezz'ora per far capire cosa può fare vale più di mille licenze lasciate lì, mai aperte. È lo stesso motivo per cui scrivo quello che scrivo.

Quello che mi porto a casa

Stasera sono tornato dal lavoro con una piccola frustrazione e un pensiero chiaro. La frustrazione passa. Il pensiero resta: il futuro del lavoro non si gioca solo su chi compra la tecnologia più avanzata. Si gioca su chi mette lo strumento giusto nelle mani giuste, e poi si prende la briga di spiegarlo.

Le persone in gamba ci sono già, dentro le aziende. Aspettano solo di poter lavorare al meglio. Dargli gli strumenti non è una spesa. È smettere di sprecare quello che hai già.

Esce il 1° giugno 2026 · mancano pochi giorni

«Dalla Fabbrica al Futuro»

Giornate come quella di stamattina sono il motivo per cui ho scritto questo libro: l'intelligenza artificiale che entra nel lavoro reale, in mano a chi si sporca le mani. Spiegata da uno che la stessa scrivania la vive ogni giorno.

Prenota l'ebook ora →

In cartaceo ed ebook · L'ebook si prenota già da oggi

Sebastiano Guglielmi
Sebastiano Guglielmi

Lavoro in magazzino. Studio IA ogni giorno. Scrivo per chi vive nel lavoro reale e vuole capire cosa farne davvero.

maggio 26, 2026 ·

Copilot in Office 365: esempi pratici per chi lavora in azienda

Come usare Copilot in Office 365: esempi pratici per chi lavora in azienda — Sebastiano Guglielmi
IA pratica

Come usare Copilot in Office 365:
esempi pratici per chi lavora in azienda.

Nelle aziende venete quasi tutti lavorano con Windows e Office 365. Microsoft Copilot è già lì, spesso ignorato. Ti racconto cosa ho scoperto usandolo davvero — da una presentazione per un convegno fino agli usi quotidiani in Word, Excel e Outlook — e ti dico la verità su cosa è gratis e cosa si paga.

Microsoft Copilot è probabilmente già presente sul tuo PC aziendale, dentro Windows e Office 365 — e quasi nessuno lo usa. La maggior parte delle persone che conosco lavora con Windows: nelle piccole aziende del Veneto, nei magazzini, negli uffici. PC Windows, Excel, PowerPoint, Outlook. Chi è fortunato ha anche Office 365. E dentro Office 365, da un po' di tempo, c'è Copilot.

Solo che non tutti lo sanno. Non tutti lo usano. Molti ne hanno sentito parlare ma non hanno mai aperto quella piccola icona in basso a destra.

Copilot non è un'app da scaricare: è integrato dentro Windows e Office 365. Ma c'è una distinzione che conviene sapere subito, perché fa la differenza: esiste una versione di base gratuita e una versione completa a pagamento — ed è quest'ultima quella che lavora davvero dentro i tuoi documenti. Tra poco ti spiego come si capisce quale hai. Per ora tieni a mente: non tutto quello che vedrai online di Copilot è gratis.

La presentazione per il convegno

Qualche settimana fa mi è stata chiesta una cosa che non faccio spesso: costruire una presentazione PowerPoint per un convegno sulla salute e il benessere. Quindici slide, pubblico in sala, relatrice sul palco.

Non sono un grafico. Non sono un esperto di comunicazione visiva. Sono uno che lavora in magazzino e studia IA il pomeriggio. Ma avevo Copilot, avevo un'idea di cosa dire, e avevo voglia di provare.

"Non gli ho detto cosa fare. Gli ho raccontato cosa volevo trasmettere. E lui ha sviluppato l'idea meglio di quanto avrei fatto io da solo."

Questo è quello che mi ha stupito di più. Copilot non si è limitato a formattare testo o a scegliere colori. Ha preso la mia idea grezza, l'ha strutturata, l'ha sviluppata, ha suggerito come distribuire i contenuti nelle slide. Come se avessi un collaboratore seduto accanto a me.

Una precisazione onesta, perché conta: questo tipo di lavoro — Copilot che costruisce le slide dentro PowerPoint partendo dalla tua idea — è la funzione della versione completa, quella a pagamento. La versione gratuita ti aiuta a ragionare e a scrivere testi, ma non mette le mani nei tuoi file allo stesso modo. Più avanti ti spiego la differenza in chiaro.

Come ho lavorato, passo dopo passo

01
Gli ho dato il contesto

Ho spiegato l'argomento, il pubblico, l'obiettivo della presentazione. Non un prompt tecnico — una conversazione normale, come se parlassi con un collega.

02
Ha proposto la struttura

Copilot ha suggerito come organizzare le slide — titolo, flusso narrativo, distribuzione dei contenuti. Ho accettato quasi tutto, con qualche piccolo aggiustamento mio.

03
Ha riempito i contenuti

Testi, titoli, punti chiave per ogni slide. Tutto coerente con l'argomento e con il tono che avevo indicato. Niente di generico — era specifico su quello che avevo chiesto.

04
Ho corretto il poco che non mi convinceva

Qualche immagine non era di mio gradimento — le ho cambiate. Niente di tecnico, niente di complicato. Il resto era già pronto.

Risultato: quindici slide, pubblico in sala, applausi — sia alla relatrice che alla presentazione. Non lo dico per vantarmi. Lo dico perché è la prova concreta che uno strumento già dentro il tuo PC può fare cose che prima richiedevano ore di lavoro o un grafico esterno.

Cosa puoi fare con Copilot in Office 365

Non solo presentazioni. Copilot è integrato in tutta la suite Office. Ecco gli usi più concreti per chi lavora in azienda:

  • PowerPoint — costruisce presentazioni partendo da un testo o da un'idea. Struttura, contenuti, layout.
  • Word — scrive bozze, riassume documenti lunghi, riscrive testi in tono più formale o più semplice.
  • Outlook — suggerisce risposte alle email, riassume conversazioni lunghe, aiuta a scrivere messaggi difficili.
  • Excel — analizza dati, crea formule, spiega cosa contiene un foglio senza che tu debba capire tutto da solo.
  • Teams — riassume le riunioni, trascrive, evidenzia i punti chiave e le decisioni prese.

Una cosa importante: Copilot funziona meglio quando gli dai contesto preciso. Non "fammi una presentazione sulla salute" — ma "fammi una presentazione sulla salute e il benessere in azienda, per un pubblico di responsabili HR, tono professionale ma accessibile, 15 slide." Più sei specifico, meglio lavora.

Cosa non funziona ancora benissimo

Sarei disonesto se dicessi che è tutto perfetto. Alcune cose le ho dovute correggere io — le immagini in particolare. Copilot sceglie immagini di stock che a volte sono troppo generiche o non si adattano al contesto visivo che avevo in testa.

In generale: sui contenuti testuali è molto forte. Sul lato visivo e creativo devi ancora mettere la tua mano. Non è un difetto — è semplicemente come funziona adesso.

La regola che uso: Copilot per la struttura e i testi. Io per le immagini e i dettagli visivi. Insieme si arriva in molto meno tempo di quanto ci vorrebbe da soli.

Gratis o a pagamento? La differenza che conta

Qui è dove tante persone si confondono, quindi te lo dico chiaro, senza giri di parole. Di "Copilot" non ce n'è uno solo.

La versione gratuita (Copilot Chat). È inclusa se la tua azienda ha già un abbonamento Microsoft 365 idoneo. Funziona come un assistente generico: gli fai domande, ti aiuta a ragionare e a scrivere. Ma usa solo informazioni pubbliche del web — non entra nei tuoi file, nelle tue email o nelle tue riunioni.

La versione completa (Microsoft 365 Copilot). È quella che lavora davvero dentro Word, Excel, PowerPoint, Outlook e Teams, sui tuoi documenti veri. È un'aggiunta a pagamento, separata dal normale abbonamento Office. È quella che serve per fare quello che ho raccontato con la presentazione.

Quanto costa la versione completa? Per le piccole e medie imprese (fino a 300 utenti) il prezzo di listino è di circa 18,20 € per utente al mese, con pagamento annuale. Per le aziende più grandi la versione enterprise costa circa 28,10 € per utente al mese. In entrambi i casi i prezzi sono IVA esclusa, e serve avere già un abbonamento Microsoft 365 aziendale idoneo.

Un consiglio pratico: i listini cambiano spesso e ogni tanto ci sono promozioni, quindi prima di decidere controlla la cifra aggiornata sul sito ufficiale Microsoft Italia, e parti da una sola licenza di prova su chi userebbe lo strumento ogni giorno. Una licenza pagata e non usata è solo una spesa.

Da dove iniziare

Se hai Office 365 in azienda, chiedi al tuo responsabile IT due cose: se hai accesso alla versione gratuita di Copilot Chat (spesso è già attiva), e se vale la pena attivare la versione completa a pagamento per chi la userebbe davvero.

Poi prova con qualcosa di semplice. Una email difficile da scrivere. Un documento da riassumere. Una piccola presentazione. Non serve un corso, non serve un manuale. Basta iniziare a parlargli come parleresti con un collega.

Quello che ho imparato è semplice: lo strumento è già lì, o quasi. La differenza la fa sapere cosa chiedergli — e sapere cosa stai usando davvero.

Questo è esattamente il tipo di strumento di cui parlo nel mio nuovo libro. «Dalla Fabbrica al Futuro» racconta come l'intelligenza artificiale entra nel lavoro di chi si sporca le mani — in officina, in magazzino, in ufficio — spiegata da uno che parla la tua stessa lingua. Non per farti diventare un tecnico: per farti scoprire uno strumento in più.

Esce il 1° giugno 2026, in cartaceo ed ebook. L'ebook si può già prenotare ora.

Prenota «Dalla Fabbrica al Futuro» su Amazon →
Sebastiano Guglielmi
Sebastiano Guglielmi

Lavoro in magazzino. Studio IA ogni giorno. Scrivo per chi vive nel lavoro reale e vuole capire cosa farne davvero.

maggio 24, 2026 ·

"Questa roba non fa per uno come me." Mi sbagliavo.

Per anni ho pensato che certe cose non fossero roba mia.

L'intelligenza artificiale, ad esempio. La sentivo nominare e me la immaginavo come una faccenda da professori e da gente della Silicon Valley. Non da uno che alle sei del mattino timbra il cartellino, scarica i pallet e controlla le bolle di trasporto. Faccio il magazziniere da vent'anni.

Poi una sera, dopo il turno, mi ci sono messo davvero. Non a un corso. Da solo, per curiosità. E ho scoperto una cosa che mi ha cambiato la testa: l'IA non è un concetto astratto da capire in teoria. È uno strumento. Uno strumento pratico, come una pialla o un trapano. E come ogni strumento, conta solo una cosa: saperlo usare per risolvere un problema vero.

E lì mi è scattato qualcosa. Perché chi lavora con le mani gli strumenti li sa usare meglio di chiunque altro. È il nostro mestiere. Prendiamo un attrezzo nuovo, lo proviamo, capiamo a cosa serve, lo facciamo nostro. Nessuno è più portato di noi a usare bene uno strumento pratico.

Allora mi sono fatto una domanda: e se proprio chi lavora in modo pratico fosse la persona giusta per usare l'IA, e non quella sbagliata?

Da quella domanda è nato un libro.

«Dalla Fabbrica al Futuro» l'ho scritto per portare l'intelligenza artificiale dove non arriva quasi mai: in officina, in magazzino, in cantiere. Spiegata in modo concreto, senza paroloni, da uno che parla la stessa lingua di chi lo leggerà. Non per farvi diventare informatici. Per farvi scoprire uno strumento in più — uno di quelli che cambiano il modo di lavorare, di studiare, di costruirsi un futuro.

Se anche tu hai sempre pensato "questa roba non fa per uno come me", questo libro l'ho scritto per te.

Esce il 1° giugno 2026, in cartaceo ed ebook. L'ebook si può già prenotare ora.

Prenota su Amazon →

Edizione Premium 2026 · ebook Kindle + cartaceo